Siria: la culla della civiltà

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Nell'estate del 2003 mentre me ne andavo a zonzo per le isole del Dodecaneso, iniziai la lettura del libro di William Dalrymple, From the holy Mountain. Nella primavera del 587 d.C. due monaci partirono per un viaggio che li avrebbe portati ad attraversare il mondo bizantino dalle sponde del Bosforo alle dune sabbiose dell'Egitto. Li  spingeva il desiderio di raccogliere il sapere dei padri del deserto, dei saggi e mistici d'oriente, prima che il loro fragile mondo si frantumasse e scomparisse. Dopo più di 1400 anni lo scrittore scozzese ha deciso di ripercorrere quel viaggio riscoprendo le tracce a volte evanescenti o sepolte di quel mondo brulicante di vita e spiritualità che in ultima analisi ci ha resi ciò che siamo. Man mano che la lettura del libro procedeva scoprii l'esistenza di San Simeone Stilita, delle numerose chiese cristiane di Aleppo, del monastero di Seidnaya, dei luoghi di Damasco che videro la conversione di San Paolo: un itinerario di grande interesse nell'odierna Siria, la terra che accolse i primi cristiani ma che in ogni tempo fu il crocevia degli sconvolgimenti storici che hanno coinvolto le prime civiltà mesopotamiche, gli antichi egizi, le civiltà mediterranee ed i grandi imperi orientali.

26 dicembre

Dal punto panoramico sul monte Qasiun, la più antica città del mondo ancora abitata, Damasco, ci appare grandiosa e suggestiva. I suoi palazzi, le sue 270 moschee, le sue 90 chiese illuminate nelle prime ore della sera riempiono la pianura attraversata dal fiume Barada in corrispondenza di un corridoio naturale ai piedi della catena dell'Antilibano. Con oltre quattromila anni di storia alle spalle, la capitale della Siria è oggi una popolosa città di più di tre milioni di abitanti. Il nostro gruppo della 4 winds è appena arrivato da Roma con il volo della Syrianair che collega le due capitali due volte la settimana (Alitalia effettua tre voli settimanali) ed ha appena avuto la piacevole sorpresa di ottenere il visto e passare i controlli di frontiera in un tempo record di meno di mezz'ora; un fatto assolutamente insolito per un paese mediorientale: ricordo ancora le due ore di attesa al controllo documenti di Giordania e Libia, ma sono proverbiali anche i tempi di attesa ai controlli della nostra Polizia al rientro da questi paesi!
Mazen, la nostra giovane e gentilissima guida siriana, ha tutti i meriti di questo ottimo trattamento, e non ci fa perdere tempo: dopo la sistemazione all'hotel Damascus International, ci accompagna in una passeggiata nel cuore di quel condensato di fascino arabeggiante che è la Città Vecchia. Percorriamo il
Souq al-Hamidiyeh, il più grande e famoso bazar di Damasco, e raggiungiamo la moschea degli Omayyadi, che s'innalza all'ombra di tre grandi minareti, su di un luogo dedicato alle divinità da circa tre millenni: si susseguirono un santuario aramaico, un tempio dedicato a Giove damasceno, una cattedrale cristiana dedicata a S. Giovanni ed infine la Grande Moschea, simbolo della Damasco capitale dell'Impero Arabo Islamico, nel 708 d.c.
I netturbini sono gli unici che oltre a noi animano la piazza dominata dai resti delle colonne del tempio romano, dal minareto di Qayt Bey e dalla porta Bab al Barid, ingresso principale alla moschea; ci guardano incuriositi mentre scattiamo centinaia di foto e ci dirigiamo pian piano verso le due Madrasse Zahiriyan e Adiliyah, e quindi in direzione della Cittadella, ricostruita da al-Malik all'inizio del XIII secolo su una precedente fortezza selgiuchide. Attraversiamo la porta Bad al Faraj: qui le mura della città vecchia corrono parallele ad un ramo del Barada e le abitazioni sorgono direttamente sull'acqua. Ritorniamo in hotel, domani inizia il nostro tour.

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01 gennaio 06
Barka la nostra guida Tuaregh
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Una piccola via della medina di Ghat

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