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31 dicembre
I resti di Ebla, capitale di uno stato fiorente di cui non si conosceva l'esistenza, sono nascosti sulla sommità di una collinetta chiamata Tell Mardikh, circa 60 chilometri a sud di Aleppo. Sono trascorsi quasi vent'anni da quando la Missione Archeologica Italiana guidata dal prof. Paolo Matthiae, ha fatto questo sensazionale ritrovamento, definito come la scoperta archeologica del '900. Arriviamo al famoso sito archeologico di buon mattino ed attraversiamo la cinta fortificata degli imponenti terrapieni costruiti duemila anni prima di Cristo. Iniziamo la salita all'acropoli e sostiamo alla Terrazza dei Leoni, un tempio tipo ziggurat mesopotamico destinato al culto della dea Isthar; sulla destra si trovano i resti del Palazzo Occidentale, iniziato 4000 anni fa e destinato a residenza del principe ereditario; ammiriamo il locale della macinazione del grano ed altri locali che coprono le caverne della necropoli reale, dove sono stati ritrovati preziosi oggetti. Sul lato occidentale dell'Acropoli, rivolto ai possenti basamenti della porta di sud-ovest, è venuto alla luce il Palazzo Reale. Davanti ai nostri occhi e grazie alle spiegazioni di Mazen, riprendono vita la corte principale con un colonnato e una terrazza destinata ad ospitare il trono; la grande scalinata di pietra che portava all'ala di abitazione ed alle cucine e a sud di questa i locali destinati all'amministrazione fra cui una grande sala con suppellettili ornate di madreperla. Ma il vero "tesoro" che il palazzo reale ha riservato ai nostri archeologi nel 1975 è l'archivio reale o meglio un archivio di stato: al tempo della distruzione del palazzo, nel 2500 a.C., si sviluppò un grande incendio. Le 17.000 tavolette d'argilla cuocendosi si sono potute conservare nei millenni; i loro testi ci hanno trasmesso opere storiche e politiche, trattati di economia e manuali, dizionari bilingui e poemi epici che rivelano fatti straordinari. La lingua è quella che oggi chiamiamo appunto eblaita, la più antica lingua semitica consegnata alla scrittura insieme all'akkadico della Mesopotamia: con l'egiziano ed il sumerico costituiscono le quattro più antiche lingue dell'umanità. La storia è quella dei re Igrish-Halab, Irkab-Damu e Ishar-Damu di Ebla, che, contemporanei di Pepi I d'Egitto (VI dinastia) e di Sargon il Grande, fondatore della dinastia di Akkad in Mesopotamia, dominarono tra il 2350 e il 2300 a.C. la Siria e l'alta Mesopotamia insieme a Mari e Nagar, due altre grandi città-stato. Saliamo sull'acropoli. Qui prendevano posto un palazzo i cui resti che si sviluppano attorno ad una grande corte ed il tempio della dea Isthar, con i muri spessi fino a 4 metri, dove è stata ritrovata una stele con l'immagine della dea posta sul dorso di un toro. Lasciamo Mari alla volta di Apamea considerata uno dei siti archeologici più importanti del periodo greco-romano. Il villaggio abitato di Qal'at el-Mudiq offre un colpo d'occhio eccezionale per la spettacolare posizione su di un'alta rupe al margine della pianura del fiume Oronte. Dell'antica città, dove i romani firmarono, nel 188 a.C., la pace con Antioco III di Siria che avevano sconfitto, è conservata la struttura urbana a schema ortogonale, disposta intorno a due vie principali, all'incrocio delle quali sono state ritrovate la palestra e le terme. Percorriamo il cardo, che si sviluppa da nord a sud, per quasi 2 km: ai suoi lati corrono centinaia di colonne corinzie dotate di mensole che sostenevano statue di imperatori e cittadini. Sono stati portati alla luce anche la grande cinta muraria ellenistica, il teatro romano (uno dei più grandi tra quelli noti) e numerose chiese e case private. Sostiamo al punto di ristoro assediati dai vari venditori di "patacche" e ripartiamo subito alla volta di Hama. Il fascino della città è dato in gran parte dal cigolio lamentoso provocato dalle vecchie norie, che raggiungono anche i 20 m di diametro. Le grandi ruote idrauliche prelevano l'acqua dell'Oronte e la distribuiscono in una fitta rete di canalizzazioni. Hama è anche un centro religioso di grande importanza, perché la comunità di musulmani che qui risiede è assai rigorosa ed osservante. Purtroppo la città è stata anche teatro di uno degli episodi più cupi della storia siriana degli ultimi anni: nel 1982 una rivolta della popolazione, alimenta dalla predicazione integralista dei Fratelli Mussulmani, fu repressa dall'esercito con l'aiuto dell'aeronautica e dei carri armati. La città fu sottomessa ad un bombardamento senza tregua per ben 27 giorni prima dell'assalto: nella rivolta e nelle conseguenti condanne alla pena capitale morirono decine di migliaia di persone; del centro storico della città rimasero ben poche tracce. Arriviamo a Damasco che il sole è appena calato e la porta Bab Sharqi ci appare alla prime ombre della sera. La porta romana, conservata sia dai Bizantini che dagli Arabi, che la restaurarono nel XIII secolo, chiude il decumano romano, la famosa "via recta" di cui parlano gli Atti degli Apostoli raccontando della conversione di Saulo di Tarso, il futuro San Paolo instancabile diffusore del Cristianesimo in tutto il bacino del Mediterraneo. Si narra che Paolo, accanito persecutore di cristiani, perse la vista dopo una caduta da cavallo avvenuta per volere divino sulla via di Damasco; portato in città nella casa di Giuda gli fu mandato un cristiano di nome Anania che gli impose le mani restituendogli la vista e rendendolo strumento dello Spirito Santo. A ridosso della porta Bab Sharqi si sviluppa il caratteristico quartiere cristiano: percorriamo alcune strette stradine e raggiungiamo la chiesa di San Anania, la cui esistenza è documentata, col titolo di Chiesa della Croce, fin dal V-VI sec. La casa di Anania è una cripta formata da due vani e fu recuperata nella forma attuale dai Francescani nel 1867. Vi accediamo da una scalinata a causa del rialzo del terreno dovuto ai detriti accumulati durante venti secoli di vita. L'interno, semplice e raccolto, è dedicato alla figure di San Paolo e Sant'Anania, uno dei settantadue discepoli di Gesù, venuto a Damasco dopo la lapidazione di Santo Stefano e in seguito fatto vescovo della città. Ritorniamo all'hotel per prepararci alla grande festa ma non prima di incontrare un gruppo di bambini vestiti da Babbo Natale e da altri personaggi mentre sfila per le vie del quartiere cantando e suonando rumorosi campanelli.
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